Nel corso del 19° secolo non era raro che i resti mortali di un animale domestico, come il gatto di casa, fosse sepolto nel giardino di famiglia. In epoca vittoriana, tuttavia, l’usanza di celebrare funerali per questi animali da compagnia aumentò notevolmente. I padroni in lutto facevano costruire bare riccamente decorate, sacerdoti eseguivano servizi funebri per i piccoli estinti, gli scalpellini cesellavano il nome del gatto su lapidi di marmo. Molte persone celebravano questo tipo di cerimonie, che non rappresentavano una eccentricità stravagante dei ricchi, o l’ennesimo capriccio di una solitaria zitella. C’era però anche chi si sentiva profondamente offeso dal fatto che un animale di qualsiasi tipo potesse ricevere una sepoltura cristiana.
Nel marzo del 1894, diversi giornali britannici riferirono la storia di una distinta signora di Kensington che aveva voluto un funerale per il suo gatto, Paul. Un articolo su questo argomento dal Cheltenham Chronicle: «Eccetto che per l’aspetto religioso, la funzione è stata condotta come se fosse stata la sepoltura di una persona umana di una certa importanza. Un impresario di pompe funebri di tutto rispetto è stato chiamato, e ha ricevuto l’incarico di eseguire il funerale: il corpo doveva essere racchiuso in un guscio da inserire all’interno di una bella bara di quercia. C’erano i soliti ornamenti, tra cui un piatto su cui era incisa l’affermazione che ‘Paul’ era stato per diciassette anni il gatto amato e fedele di Miss…, che ora piange la sua perdita in termini adeguati. La bara, con una bella corona sopra di essa, fu esposta nel negozio del becchino, dove era oggetto di intenso interesse e non certo di divertimento.”
da: darkgothiclolita

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