Fotografie a colori dell'ultimo ballo dei Romanov, San Pietroburgo, Russia 1903
These portrait photographs of Russia’s ruling Romanovs were
taken in 1903 at the Winter Palace in majestic. St. Petersburg.
Alexandra Feodorovna, Costume Ball 1903
Princess Olga Orlova in Masquerade Costume for the Ball
Nel 1918, i funzionari bolscevichi giustiziarono l'ex imperatore e la sua famiglia.
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Il 7 novembre 1917, con l’assalto e il saccheggio del Palazzo d’Inverno, la Rivoluzione d’Ottobre segnò una cesura decisiva nella storia russa e sancì la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa.
7 novembre 1917: il ritorno del futuro
Il contesto era semplice e drammatico: il mondo era immerso in un massacro senza senso. Sui campi di battaglia, i più poveri morivano in milioni per gli interessi dei ricchi, sotto il dominio di generali, monarchi e politici che non offrivano alternative. Sembrava che non ci fosse via d’uscita.
Poi, il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano), i bolscevichi guidati da Lenin e Trotskij, insieme ai socialisti rivoluzionari di sinistra, rovesciarono il governo centrista e guerrafondaio e instaurarono il potere dei soviet — i consigli dei lavoratori, dei soldati e delle popolazioni. Con ciò, il futuro tornò possibile.
Quella prima rivoluzione socialista vittoriosa, a mezzo secolo dalla Comune di Parigi, pur soffocata in molti aspetti e segnata da contraddizioni, introdusse un’alternativa al capitalismo che costrinse anche i suoi oppositori ad adottare strumenti simili.
Dopo la crisi del 1929, il collasso apparente del sistema liberista spinse le grandi potenze capitaliste ad adottare elementi cardine dell’economia sovietica: pianificazione ed intervento statale diretto — misure volte a salvare il proprio ordine, ma ispirate dal modello avversario. Tale tendenza si consolidò dopo la sconfitta del fascismo, quando la paura di una diffusione del socialismo indusse le classi dominanti a concedere forme di stato sociale.
Per questo la rivoluzione russa non mutò soltanto il proprio paese, ma segnò una trasformazione globale; come la rivoluzione francese, è un evento che ha lasciato un’eredità storica di portata mondiale.
Non solo per il miliardo e settecento milioni di persone che vivono in paesi che dichiarano di proseguire un percorso socialista, ma anche per la maggioranza degli abitanti del pianeta che oggi vivono sotto un capitalismo che, dopo il crollo dell’URSS, ha ripreso slancio verso forme più selvagge.
La lezione attuale della rivoluzione russa è la necessità — pur in condizioni diverse — di rompere nuovamente il muro di ingiustizie, prepotenza e rassegnazione che impedisce il cambiamento.
In un mondo in cui la catastrofe ambientale e le crisi sociali si intrecciano, dove eventi simbolici come il viaggio spaziale di un miliardario producono emissioni paragonabili a quelle di masse povere, e dove la pandemia ha esposto e acuito disuguaglianze secolari, la retorica vuota dei governanti non basta più.
Se si vuole davvero cambiare la vita sulla Terra, bisogna ambire a trasformazioni radicali. Il messaggio del 7 novembre 1917 rimane oggi rilevante: è possibile cambiare. Se si aspira a mutare profondamente le condizioni materiali dell’esistenza, la politica non può limitarsi alla rappresentazione morale, ma deve tornare a essere pratica trasformativa.



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