Antonio Donghi - Circo equestre (1927)
Olio su tela - 150 x 100 cm - Collezione privata
L'opera Circo Equestre di Antonio Donghi è uno dei lavori più rappresentativi della sua produzione degli anni Venti. La composizione è semplice, le figure sono caratterizzate da una plasticità bidimensionale, e l'atmosfera è sospesa e rarefatta, iscrivendosi perfettamente all'interno della ricerca del Realismo Magico, affermandosi come uno dei più significativi interpreti. Artista romano, si forma all'Accademia di Belle Arti della Capitale, per poi viaggiare molto tra Francia, Zurigo, Madrid e New York. Contrario al linguaggio futurista si avvicina alla ricerca di "Valori Plastici" prima, e della "Terza Saletta" del Caffè Aragno poi, ritornando ad un tradizionale classicismo. Dal punto di vista formale presta attenzione al disegno e all'impianto cromatico, che è sempre limpido e nitido. Si lega anche alle indagini della Nuova Oggettività tedesca.
Gli antieroi: il mondo dello spettacolo
I personaggi di Antonio Donghi sono degli antieroi. Infatti predilige soggetti legati al mondo dello spettacolo, tra giocolieri, attori, musicisti, cantanti e maschere, raccontando l'aspetto malinconico di queste figure, considerate appartenenti ai margini della società. Il pittore li coglie nell'intermezzo tra finzione e realtà, giocando e ragionando in maniera provocatoria anche sul medium della pittura che fonda proprio la sua natura tra illusione e realtà.
Circo Equestre: l'inquietudine nella pittura di Antonio Donghi
E proprio di fronte ad un sipario di un teatro prende vita il racconto di Circo Equestre di Antonio Donghi. Il pittore raffigura due figure stanti e immobili in un ambiente spoglio e simmetrico. A sinistra vi è un clown, con il viso truccato di bianco, uno sguardo ammiccante e un cappello tra le mani; a destra il direttore con un frustino caratterizzato da un'espressione altezzosa e una posa rigida. La sfera psicologica dei due protagonisti è difficilmente decifrabile, dalla comicità apparente, via via si diffonde una sensazione di inquietudine inespressa e di una fredda indifferenza. Si percepisce così un'atmosfera di tensione che è provocata dagli sguardi enigmatici e conturbanti delle due figure. Altra tematica fortemente sviluppata dal pittore è quella del doppio, che in questo caso aumenta il senso di ansia e turbamento.
La malinconia e la solitudine
La scena è permeata da una sensazione di malinconia che emerge dalle pose statiche, immobili ed enigmatiche dei personaggi, collocati in uno spazio astratto e atemporale. Ogni figura è concepita singolarmente ed è avvolta da un'atmosfera di solitudine e inquietudine. Questa è una caratteristica che torna nella maggior parte delle opere di Antonio Donghi, anche quando le tele sono più affollate. Circo Equestre viene esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1928 e riscuote subito forte interesse.
da: valutazionearte

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