Giorni fa mentre la Presidente del Consiglio Meloni si sdraiava a zerbino su Trump, in Brasile c’è stato uno Statista del calibro e del livello di Luiz Inácio Lula Da Silva che ha pronunciato parole durissime su Trump e sul golpe Usa in Venezuela.
Parole nette, senza ambiguità, che chiamano le cose con il loro nome mentre troppi governi tacciono, balbettano o si rifugiano dietro formule prudenti.
È una presa di posizione che difende il diritto internazionale quando difenderlo costa.
Ed è per questo che va letta fino in fondo:
“I bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del suo presidente superano una linea inaccettabile. Questi atti rappresentano un affronto gravissimo alla sovranità del Venezuela e un ulteriore precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale.
Attaccare paesi, in flagrante violazione del diritto internazionale, è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, in cui la legge del più forte prevale sul multilateralismo.
La condanna all’uso della forza è coerente con la posizione che il Brasile ha sempre adottato in situazioni recenti in altri paesi e regioni.
L’azione ricorda i peggiori momenti dell’interferenza nella politica dell’America Latina e dei Caraibi e minaccia la preservazione della regione come zona di pace.
La comunità internazionale, attraverso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, deve rispondere in modo vigoroso a questo episodio. Il Brasile condanna queste azioni e rimane a disposizione per promuovere la via del dialogo e della cooperazione”.
Di Maduro si può pensare il peggio del peggio, ma c’è una lezione politica chiarissima, in queste righe.
La forza non è stare zitti, né accodarsi, né voltarsi dall’altra parte. La forza è difendere le regole comuni quando vengono calpestate.
È una lezione di dignità.
E oggi arriva dal Brasile.

Nessun commento:
Posta un commento