Giorgio Vasari - Sei poeti toscani (dettaglio di Guido Cavalcanti)(1544)
Olio su tavola - 132,8 × 131,1 cm - Minneapolis Institute of Art
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Perchè non furo a me gli occhi dispenti
da: "Rime"
: : Guido Cavalcanti : :
Perchè non furo a me gli occhi dispenti
o tolti sì, che da la lor veduta
non fosse ne la mente mia venuta
a dire: — ascolta se nel cor mi senti? —
Una paura di novi tormenti
m’aparve allor sì crudele ed acuta
che l’anima chiamò: — donna, or ci aiuta
che li occhi ed io non rimagnan dolenti.
Tu gli ài fasciati sì, che venne amore
a pianger sovr'a lor pietosamente
tanto, che ’l sente una profonda voce,
la quale dice: — chi gran pena sente
guardi costui e vedrà lo su’ core;
chè Morte ’l porta in man tagliato in croce. —
In Perchè non furo a me gli occhi dispenti, Guido Cavalcanti ci descrive cosa prova nel momento in cui ricorda la donna amata. La visita dell'immagine della donna semina nel poeta una tale disordine che egli maledice la vista e invoca la cecità.
Amore, eccezionalmente chiamato in causa nelle vesti di dio pietoso, cede il posto a Morte, che esibisce il cuore del poeta come un macabro trofeo.
Perché gli occhi non mi sono stati
spenti o strappati, così che, attraverso
la loro vista, [la donna] non fosse
venuta nella mia mente a dire:
«Ascolta se mi senti nel tuo cuore»?
Ché allora una paura di tormenti
inauditi mi colse, così spietata
e acuta che la mia anima gridò:
«Donna, ora aiutaci, affinché
gli occhi ed io non ne soffriamo.»
Tu li hai lasciati in tale condizione
che Amore è venuto a piangere
su di essi per compassione,
tanto che si sente una voce profonda
che dice: - Chi è addolorato guardi
costui [il poeta], e vedrà che Morte
porta il suo cuore tagliato in croce.

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