Enrique Simonet - L'autopsia (1890)

martedì 29 dicembre 2020

Michelangelo Merisi da Caravaggio [Italian Baroque Era Painter, ca.1571-1610]



Michelangelo Merisi da Caravaggio - Sette opere di Misericordia (1606-07)
Olio su tela - 390×260 cm - Pio Monte della Misericordia, Napoli

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La Congregazione del Pio Monte comprendeva tra i suoi aderenti anche Luigi Carafa-Colonna appartenente alla famiglia che protesse la fuga di Caravaggio da Roma. Proprio per questo istituto fu commissionata ed eseguita la tela delle "Sette opere di Misericordia".

L'opera ha una composizione serrata, che concentra in una visione d'insieme diversi personaggi, ma può essere confusa con una semplice scena di genere, tant'è vero che sembra ambientata in un tipico vicolo popolare di Napoli. Sulla parte superiore del dipinto, a supervisionare l'intera scena che si svolge nella parte bassa, vi è la Madonna col Bambino accompagnata da due angeli.
Da notare: l'ombra che le figure celesti proiettano sulla prigione, a indicare una presenza concreta e terrena.




Le sette opere di misericordia sono nella tela del Merisi così raffigurate:




Seppellire i morti: è raffigurato sulla destra con il trasporto di un cadavere di cui si vedono solo i piedi, da parte di un diacono che regge la fiaccola e un portatore.
Da notare se vi capitasse di vedere l'opera "dal vivo" perchè nell'immagine non si nota affatto:  i piedi lividi del cadavere che spuntano dall'angolo.




Visitare i carcerati e Dar da mangiare agli affamati: sono concentrati in un singolo episodio: quello di Cimone (Valerio Massimo, "Factorum et dictorum memorabilium"), che condannato a morte per fame in carcere, fu nutrito dal seno della figlia Pero e per questo fu graziato dai magistrati che fecero erigere nello stesso luogo un tempio dedicato alla Dea Pietà. Sullo stesso luogo fu poi edificata la Basilica di San Nicola in Carcere.
Da notare. la goccia di latte sulla barba del vecchio.




Vestire gli ignudi: appare sulla parte sinistra concentrato in una figura di giovane cavaliere (un San Martino di Tours) che fa dono del mantello ad un uomo dalla posa michelangiolesca visto di spalle; allo stesso santo è legata la figura dello storpio in basso nell'angolo più a sinistra: anche questo episodio è un riferimento alla agiografia di Martino, un emblema del Curare gli infermi.



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Dar da bere agli assetati: è rappresentato da un uomo che beve da una mascella d'asino, Sansone, perché nel deserto bevve l'acqua fatta sgorgare miracolosamente dal Signore.




Ospitare i pellegrini: è riassunto da due figure: l'uomo in piedi all'estrema sinistra che indica un punto verso l'esterno, ed un altro che per l'attributo della conchiglia sul cappello (segno del pellegrinaggio a Santiago de Compostela) è facilmente identificabile con un pellegrino.

Parlando di quest'opera dice Roberto Longhi storico dell'arte, critico d'arte e accademico italiano:
«La camera scura è trovata all'imbrunire, in un quadrivio napoletano sotto il volo degli angeli lazzari che fanno la "voltatella" all'altezza dei primi piani, nello sgocciolio delle lenzuola lavate alla peggio e sventolanti a festone sotto la finestra da cui ora si affaccia una "nostra donna col bambino", belli entrambi come un Raffaello "senza seggiola" perché ripresi dalla verità nuda di Forcella o di Pizzofalcone.»




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