Per registrare Strawberry Fields Forever ci vollero 55 ore, un tempo che all'epoca pochi artisti spendevano per registrare un intero LP! I Beatles incisero due versioni che ottennero la momentanea approvazione di Lennon: una, più leggera, evocava meglio la spensierata serenità dell'infanzia, la seconda, più oscura, rifletteva meglio l'inquietudine della maturità. Lennon chiese quindi a George Martin di unire queste due versioni, sebbene fossero registrate a velocità e in tonalità differenti.
Letteralmente armati soltanto di forbici, rallentando da una parte e accelerando dall'altra, Martin e Geoff Emerick riuscirono nell'impresa: un capolavoro di edizione che da solo dovrebbe valere a entrambi imperitura gloria. Il contributo di Martin è notevole anche nell'arrangiamento, per il quale Lennon dovette essere anche riconoscente a McCartney che esegue una semplice ma ingegnosa ed efficace parte di Mellotron (che qui fa la sua prima apparizione in una canzone dei Beatles).
Il filmato promozionale di Strawberry Fields Forever che potete vedere qui sopra, girato il 30 e 31 gennaio 1967 dal regista svedese Peter Goldman fu a sua volta un grande successo. Pionieristico per l'epoca, con rallenty e brutali tagli e cambi di sequenza, è stato inserito dal "MoMa" nei più influenti video musicali degli anni '60.
Ingresso dell'orfanotrofio dell'Esercito della Salvezza che diede il nome alla canzone
Come in molte delle migliori composizioni di Lennon, la musica veicola magistralmente lo stato d'animo del testo, esprimendo sia l'esitante insicurezza del protagonista, sia il sognante incanto di "Strawberry Fields", che nella realtà era un orfanotrofio situato in Beaconsfield Road, Woolton, Liverpool, vicino alla casa in cui viveva Lennon e nei cui giardini giocava durante la sua infanzia.
Il titolo della canzone ha dato il nome allo "Strawberry Fields Memorial", eretto in memoria di John Lennon all'interno del Central Park a New York.
Lennon borbotta qualcosa durante la fine della canzone. Le parole sono di difficile decifrazione, non facendo parte del testo. I fautori della teoria “Paul is Dead” hanno ipotizzato che Lennon mormori «I buried Paul» (Ho sepolto Paul). Un più accurato ascolto, e soprattutto l'uscita sull'Anthology dei differenti provini della canzone, dove le parole di Lennon sono nettamente più comprensibili, ha definitivamente stabilito che Lennon alla fine del brano dice, in modo ugualmente enigmatico, «cranberry sauce» (salsa di mirtillo).



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