Enrique Simonet - L'autopsia (1890)

lunedì 2 giugno 2014

Il mondo fluttuante

Ogata Gekko - Ryu sho ten edit

Distesa di rugiada 
i semi dell'inferno 
sono gettati

Issa Kobayashi 小林一茶 (Kobayashi Issa) (15 giugno 1763 – 5 gennaio 1828) poeta e pittore giapponese.

“Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo”.

Scriveva nel 1662 Asai Ryoi i nei suoi Racconti del mondo fluttuante (Ukiyo monogatari); ed esprimeva così il gusto e i costumi imperanti nella nuova capitale governativa di Edo, divenuta poi Tokyo, che si stavano diffondendo nella società giapponese del tempo.
Il termine ukiyo, di derivazione buddista, in epoca medievale
indicava la condizione d’impermanenza generata dalla vita quotidiana coi suoi attaccamenti. Saggio era il non farsene prendere perché fonte di dolore costante: ukiyo indicava quindi
il mondo (yo) della sofferenza (uki). Ma nel Seicento il senso si era rovesciato e un’identica parola, con il carattere per “sofferenza” mutato in quello di “fluttuante”, ma pronunciato anch’esso uki, valorizzava proprio quei piaceri fuggevoli delle feste, della moda, del mondo dello spettacolo, dell’amore mercenario, della passione clandestina, dell’effimero, in una parola degli attaccamenti, da cui la dottrina buddista metteva in guardia dal lasciarsi prendere.
Le immagini (e) del mondo fluttuante, l’ukiyo-e, ne rappresentavano tutti gli aspetti con dipinti, paraventi, libri illustrati, sontuosi biglietti commemorativi e di circostanza, ma soprattutto con le stampe vere e proprie che tanto appassionarono gli artisti francesi dell’Ottocento.


da: Arthemisia srl

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