Enrique Simonet - L'autopsia (1890)

lunedì 25 luglio 2011


Parigi è una città come tante altre quel martedì 25 luglio 2000, un giorno identico ai precedenti e ai prossimi a venire, contrassegnato dall’abituale tran tran quotidiano così tipico di una metropoli sconfinata e affollata.
Sono le 16:38 quando, in questa apparente normalità, il Concorde (volo “Air France 4590”), il velivolo supersonico capace di volare da Parigi a New York in soli 3h 40', si appresta a decollare dal “Charles De Gaulle2”.
Il gigantesco uccello meccanico, fiore all’occhiello delle compagnie aeree “Air France” e “British Airways”, sembra indistruttibile, proprio come il Titanic.
E' praticamente durante il decollo che un detrito presente sulla pista distrugge una gomma - un grande frammento pesante circa 4,5 kg, colpisce la parte inferiore dell'ala sinistra del Concorde a oltre 300 km/h, provocando una fuoriuscita di carburante - altri frammenti di gomma causano il trancio di alcuni cavi nel carrello sinistro producendo una scintilla che incendia il carburante che fluisce copioso verso l'esterno dell'ala sinistra. I conseguenti danni ai motori rendono l'aereo ingovernabile e il veivolo si schianta poco dopo nelle vicinanze dell’aeroporto, a lato dell’albergo di Gonesse “Le Relais Bleu”.
Muoiono tutti i 100 passeggeri a bordo e i 9 membri dell’equipaggio e l'incidente sarà fatale anche per 4 persone che si trovavano a terra.

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