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giovedì 3 agosto 2017

Kato Svanidze e Iosif Stalin



La veglia funebre di Kato Svanidze, prima moglie di Stalin (sulla destra)
"Questa creatura ha ammorbidito il mio cuore di pietra. 
E' morta, e con lei sono morti i miei ultimi sentimenti per l'umanità."


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Nel 1905, a soli 27 anni, capo di una banda di georgiani dedita a rapine, ricercatissimo, inafferrabile, Ioseb Jughashvili, soprannominato "Soso" e conosciuto in seguito come Stalin, approda a Tiflis, l'odierna Tblisi, in cerca di un rifugio.
L'amico Alyosha Svanidze decide di nasconderlo nella sartoria delle sue tre sorelle, Sashiko, Mariko e Kato.

Come abbia fatto a far colpo su Kato, non ancora ventenne, è difficile dirlo. Soso è basso, tarchiato e ha un braccio semiparalizzato e più corto dell'altro di 5 cm. È trascurato, malvestito, stazzonato. In più, nell'Atelier Hervieu (questo il nome francesizzante della sartoria) deve tenersi appartato, perché le tre sartine cuciono anche uniformi per la polizia. 
Ma quello strano misto di calorosità georgiana e freddezza nordica, quella pelle scura, olivastra, quegli occhi infuocati, che potevano diventare mielosi e poi ingiallire di odio, a Kato faranno perdere la testa.

Si sposano in chiesa, mentre Stalin scherza, senza nessun rispetto per la messa come ai tempi del seminario.
Kato, incinta di quattro mesi, viene arrestata dai militari che erano andati a cercare Soso dopo una soffiata. Stalin impazzisce. Dopo la liberazione della donna vuole subito trasferirsi, da Tiflis a Baku. Aspetterà la nascita del figlio Yacov poi partirà, incurante delle difficoltà a cui va incontro la famiglia e Kato in particolare. La vita rivoluzionaria e la famiglia non vanno d'accordo.

La nuova sistemazione è disagiata e non è consona per Kato che allatta ed è debilitata, il cibo è pessimo e le fatiche indicibili. Quando Stalin si rassegna a riportare tutti a Tiflis, Kato è ormai malata gravemente. Morirà tra le sue braccia dopo soli 18 mesi di matrimonio.

Il dolore di Stalin per la perdita della moglie è fortissimo. Rimorsi, rabbia, sfoghi con i compagni «che dovettero togliergli la pistola nel timore che si ammazzasse». Lui che negli ultimi tempi si chiedeva «se il matrimonio potesse essere compatibile con i doveri di un rivoluzionario», lui che sgridava Kato ammalata se restava alzata ad aspettarlo, la veglierà morta una notte intera con una mano sul cuore, mentre pian piano si raffredda. 
Il giorno dopo, nella chiesa in cui si erano sposati si svolge il funerale. 

Joseph Stalin nel 1902



da: lastampa e altro

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