Óscar Arnulfo Romero y Galdámez
[Ciudad Barrios, 15 agosto 1917 – San Salvador, 24 marzo 1980]
Arcivescovo cattolico salvadoregno
.
Era la primavera del 1979, l’arcivescovo di El Salvador, Óscar Arnulfo Romero, viaggiò in Vaticano. Chiese, pregò, mendicò un’udienza con il papa Giovanni Paolo II:
- Aspetti il suo turno.
- Non si sa.
- Torni domani.
Alla fine, mettendosi nella fila dei fedeli che aspettavano la benedizione, uno tra i tanti, Romero sorprese Sua Santità e riuscì a rubargli alcuni minuti.
Cercò di consegnargli un voluminoso resoconto contenente fotografie e testimonianze, ma il Papa glielo restituì:
-Io non ho tempo per leggere così tante cose.
E Romero balbettò che migliaia di salvadoregni erano stati torturati e assassinati dal potere militare, tra questi molti cattolici e cinque sacerdoti, e che proprio il giorno prima, alla vigilia di quell’udienza, l’esercito ne aveva fucilati venticinque sulle porte della cattedrale.
Il capo della Chiesa lo fermò di botto:
- Non esageri, signor arcivescovo!
L’incontro durò ancora pochi istanti.
L’erede di san Pietro pretese, comandò, ordinò:
- Voi dovete collaborare con il governo! Un buon cristiano non crea problemi all’autorità! La chiesta vuole pace e armonia!
Dieci mesi dopo, l’arcivescovo Romero fu colpito a morte in una parrocchia di San Salvador. Il proiettile fu sparato in piena messa, mentre stava sollevando l’ostia.
Da Roma, il Sommo Pontefice condannò il crimine.
Dimenticò di condannare i criminali.
Anni dopo, nel parco Cuscatlán, un muro infinitamente largo ricorda le vittime civili della guerra. Sono migliaia e migliaia di nomi scolpiti, in bianco, sul marmo nero. Il nome dell’arcivescovo Romero è l’unico ad essere consumato.
Consumato dalle dita delle persone.
Ecco chi era San Wojtyła.
Nessun commento:
Posta un commento