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martedì 18 luglio 2017

I pogrom di Leopoli



La popolazione ebraica di Leopoli prima della Seconda guerra mondiale era di 150.000 persone; meno di 1.000 sopravvissero. In realtà a Leopoli nel 1941 quel numero era salito a oltre 220.000, in quanto gli Ebrei fuggivano dalla Polonia occidentale occupata dai Nazisti nella relativa sicurezza della Polonia orientale occupata allora dai Sovietici.

Sotto il dominio sovietico alcuni degli Ebrei di Leopoli furono repressi insieme al resto della popolazione. Nel 1940 l'NKVD deportò 10.000 Ebrei locali in Siberia insieme a centinaia di migliaia di cittadini polacchi. I residenti deportati nel profondo dell'URSS che sopravvissero nei climi più freddi e rigidi furono quasi i soli che sopravvissero anche alla catastrofe dell'Olocausto.

L'esercito tedesco entrò nella zona di occupazione sovietica il 22 giugno 1941 con il nome in codice Operazione Barbarossa e una settimana dopo, il 30 giugno 1941, invase la città di Leopoli. 

Una volta entrati i nazisti contarono 1.500 morti nelle prigioni sovietiche ma sembra che in realtà furono loro stessi che perpetrarono il massacro e poi ne incolparono l'NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni).
La propaganda tedesca addossò poi la colpa delle uccisioni ai commissari ebraici e incoraggiò gli Ucraini del luogo a vendicarsi.

All'inizio del luglio 1941 gli squadroni della morte paramilitari delle SS organizzarono il primo pogrom contro gli Ebrei con l'aiuto della Polizia ausiliaria ucraina. Circa 4.000 Ebrei furono massacrati dai nazionalisti ucraini. 

Un secondo pogrom ebbe luogo negli ultimi giorni del luglio 1941 e fu chiamato i "Giorni di Petlura", dal nome del leader ucraino assassinato Symon Petliura. Questo pogrom fu organizzato dai Nazisti, ma eseguito dagli Ucraini, come prologo al totale annientamento della popolazione ebraica di Leopoli. All'incirca tra 5.000–7.000 Ebrei furono brutalmente picchiati e più di 2.000 assassinati in questo massacro. In aggiunta, circa 3.000 persone, per la maggior parte Ebrei, furono giustiziati nello stadio municipale dall'esercito tedesco.

Una teoria - avanzata per "giustificare" il successivo pogrom antiebraico comunemente noto come il "Massacro della prigione" è che gli Ucraini avessero fatto una rappresaglia contro di loro "perché gli Ebrei avevano accolto volentieri l'occupazione sovietica". 
Secondo i sopravvissuti ebraici del ghetto – testimoni oculari di questi eventi – la sola ragione per il cosiddetto Massacro della prigione erano centinaia di anni di odio ucraino represso per la popolazione ebraica astutamente strumentalizzato dai Nazisti. 


L'8 novembre 1941, i Tedeschi fondarono un ghetto che chiamarono Jüdischer Wohnbezirk ("zona residenziale ebraica"). Entro dicembre, 110.000-120.000 Ebrei vivevano nel ghetto di Leopoli. Le condizioni di vita nel ghetto sovraffollato erano estremamente misere. 
Il ghetto di Leopoli fu uno dei primi a far trasportare gli Ebrei nei campi di morte come parte dell'Operazione Reinhard
Tra il 16 marzo il 1º aprile 1942, 15.000 Ebrei furono portati nella stazione ferroviaria di Kleparów e deportati nel campo di sterminio di Belzec.
Fra il 10–31 agosto 1942, fu portata a termine la "Grande Azione" (Grosse Aktion) nella quale furono raccolti fra 40.000 e 50.000 Ebrei, radunati nel punto di transito posto nel campo di Janowska e poi deportati a Belzec. 
Tra il 5–7 gennaio 1943, altri 15.000-20.000 Ebrei, inclusi gli ultimi membri dello Judenrat, furono fucilati fuori della città. 

All'inizio del giugno 1943 i Tedeschi decisero infine mettere fine all'esistenza del quartiere ebraico e dei suoi abitanti. Molti edifici furono cosparsi di benzina e bruciati al fine di "stanare" gli Ebrei dai loro nascondigli. 

Al tempo in cui l'Armata Rossa sovietica entrò a Leopoli il 26 luglio 1944, solo poche centinaia di Ebrei rimanevano in città. Il numero varia da 200 a 900.



da: wikipedia

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