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mercoledì 6 giugno 2018

Grandi vite e poi si muore: Giacomo Matteotti




È il 30 maggio del 1924 quando il deputato socialista Giacomo Matteotti firma, con un discorso alla Camera, la sua condanna a morte.
“Tempesta”, come viene chiamato dai compagni di partito per il carattere battagliero, ne è consapevole perché finito di parlare, dopo aver denunciato pubblicamente l’uso sistematico della violenza a scopo intimidatorio usata dai fascisti per vincere le elezioni e contestato la validità del voto, dice ai colleghi:

«Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me»

Pochi giorni dopo, il 10 giugno, viene rapito a Roma. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e si sta recando a Montecitorio. Sotto casa, in lungotevere Arnaldo da Brescia, nel quartiere Flaminio, una squadra di cinque fascisti guidata da Amerigo Dumini lo preleva con la forza e lo carica in macchina (dove viene picchiato e accoltellato fino alla morte, per poi essere seppellito nel bosco della Quartarella, a 25 chilometri dalla Capitale). L’auto, una Lancia Lambda, viene fornita dal direttore del «Corriere Italiano» Filippo Filippelli.



da:pochestorie.corriere.it

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