venerdì 5 novembre 2010

Marco Tullio Cicerone


Infatti,
che cos’altro noi facciamo quando dal piacere,
cioè dal corpo, dalla cura dei beni materiali
che sono strumento e servizio del corpo,
dalle occupazioni della vita pubblica,
da ogni impegno, stacchiamo l’animo,
che cosa, dico, allora facciamo,
se non richiamare l’animo alla propria interiorità
e lo costringiamo a stare con se stesso,
e lo traiamo via il più possibile dal corpo?
D’altro canto staccare l’animo che cosa altro mai è se non imparare a morire?

da Tusculanae disputationes, I, 31,75; di Marco Tullio Cicerone
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