Miles Cleveland Goodwin - Death and the Mules (2025)

lunedì 27 settembre 2010

La tragedia del Moby Prince


La più grave tragedia nella storia della marina mercantile italiana. 140 persone carbonizzate, in un incidente avvolto ancora oggi nel mistero. Il 10 aprile 1991, alle 22, il traghetto Moby Prince molla gli ormeggi nel porto di Livorno, destinazione Olbia. A bordo, l'intero equipaggio, 65 marittimi, con il comandante Ugo Chessa e 75 passeggeri. Nella notte scoppia un incendio pauroso dopo la collisione con la petroliera dell'Agip Abruzzo. E' come se il traghetto fosse colpito da una bomba al napalm. Avvolto da duemila tonnellate di greggio incendiate da una scintilla venuta dal contorcersi delle lamiere, s'è trasformato in una trappola da cui riesce a scampare soltanto il mozzo Alessio Bertrand. Dopo due processi sembra che il disastro sia stato causato dalla nebbia e dalla distrazione che regnava a bordo del traghetto. Si è parlato anche di traffici di armi che in quelle ore, nelle ore del disastro, si stavano svolgendo nel porto di Livorno. Altre navi sarebbero state impegnate in una spola continua tra la base militare Usa di Camp Derby – vicinissima a Livorno – e le operazioni militari in corso nella ex Jugoslavia. Il "dopo", ossia questi 14 anni in cui i familiari delle vittime hanno chiesto verità, è la parte più inquietante della vicenda: un’inchiesta amministrativa conclusa a tempo di record (11 giorni); manomissioni sul relitto; tracciati radar mai chiesti e altri con un’inspiegabile zona buia proprio sull’area della tragedia; i processi senza colpevoli; le dichiarazioni contraddittorie di alcuni protagonisti. E la contraffazione dell’unico filmato amatoriale girato a bordo, scampato all’incendio: quando giunge nelle mani del magistrato il video «presenta una giunzione effettuata in modo non professionale». Cioè, il nastro è stato tagliato e incollato con una parte di nastro vergine.
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da 900

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